Raul Montanari


Di cosa parliamo
Dal 1999, dopo varie lezioni tenute come ospite in corsi alla Casa della Cultura di Milano e altri, ho una scuola a mio nome che attualmente ha sede presso l'associazione Stecca 3, via De Castillia 26, Milano (MM2 e MM5, passante ferroviario, Stazione Centrale e Stazione Garibaldi). Per informazioni sul calendario dei corsi e sugli aspetti amministrativi basta scrivere alla segreteria della scuola, all'indirizzo mail

corsoraulmontanari@libero.it

Come sono fatti
L’idea del corso è di essere teorico-pratico. Le cose che spiego sono ovviamente debitrici della narratologia e dello studio che a partire da Aristotele è stato compiuto sui meccanismi del testo letterario, ma tutto viene filtrato attraverso un criterio fondamentale: questo è un corso per imparare a raccontare e, in prospettiva, per pubblicare. Ogni accademismo viene evitato a vantaggio dell'esperienza concreta della scrittura in vista di uno sbocco editoriale. Il che non vuol dire che non ci siano persone che seguono questi miei corsi da anni senza produrre nulla di scritto, solo per il piacere di vedere dall’interno gli ingranaggi che fanno girare un mondo che amano: quello degli scrittori e delle scritture.

Specifiche
Ognuno dei moduli di cui si compone questo corso dura 10 incontri di un'ora e mezza ciascuno, dalle 18,30 alle 20, nei giorni specificati sotto. Durante ogni modulo vengono assegnati un totale di cinque compiti narrativi legati agli argomenti delle lezioni. Mi prendo l'impegno di analizzare a casa tutti i compiti narrativi che mi vengono dati e restituirli con annotazioni complete e indicazioni di lavoro; i più interessanti (perché belli; perché orrendi; perché istruttivi nel bene o nel male) vengono discussi pubblicamente in classe.

Ho concepito la scuola su tre livelli:
- Il livello di accesso, composto dai moduli A e B (10 incontri ciascuno). Si può fare tutto di seguito, oppure spezzarlo, a piacimento. Si può anche iniziare con il B e fare poi l'A. Si può fare solo l'A o solo il B, volendo. Nel modulo A si insegnano cose diverse rispetto al modulo B, come vedrete qui sotto. Questo livello potremmo definirlo liceale. Ogni anno ci sono tre moduli del livello di accesso a disposizione di chi vuol cominciare, di solito a settembre, dicembre e febbraio. Sono le porte aperte a chi entra per la prima volta nella scuola.
Gli incontri si tengono il mercoledì, ma al riguardo bisogna proprio consultare la segreteria!
- Il livello intermedio (C), che riprende tutti gli argomenti trattati nel livello di accesso e li approfondisce. Non si può accedere al livello intermedio senza aver completato i moduli A e B. E' diviso a sua volta in C1 e C2 (sempre 10 incontri ciascuno). Potremmo chiamarlo universitario. Dopo che si sono fatti l'A e il B si può accedere indifferentemente al C1 o al C2.E' fondamentale per il vero salto di qualità.
- Il livello seminariale (D), che si sgancia dallo schema degli argomenti riportato sotto. E' l'unico modulo che non si ripete uguale a ogni ciclo: al contrario, ogni anno viene proposto un tema centrale nuovo. In questo modulo oltre ai compiti narrativi assegnati particolare attenzione viene dedicata anche a progetti narrativi dei singoli allievi (romanzi, raccolte di racconti...). E' possibile accedere al corso D anche dopo aver seguito solo i moduli A e B, ma è fondamentale in questo caso recuperare i moduli C1 e C2 in seguito.
Gli incontri dei livelli C e D si tengono il martedì.




SCHEMA DIDATTICO (A e B, ripreso e approfondito dal C).

GENERALITA’:
Statuto artistico della narrativa
Elementi pratici del lavoro
Scrittori e narratori
Io dello scrittore
Autobiografismo


ELEMENTI TECNICI:
Stile
Storia, trama, situazione
Personaggi (Fine modulo A)
Focalizzazione, narratore e punto di vista
Descrizione, dialogo, scena, riflessione
Il tempo della storia
Stesure (Fine modulo B)


ESERCIZI
CONSIGLI DI LETTURA



ALLIEVI (hanno seguito il corso), DISCEPOLI (li ho seguiti io fuori dal corso, ma i concetti erano sempre quelli), APOSTOLI (per completezza).


PUBBLICAZIONI

Gabriele Acerbo e Roberto Pisoni, Kill baby kill, Il cinema di Mario Bava, Un mondo a parte 2007 (con Alessio Accardo); My name is Virzì. L’avventurosa storia di un regista di Livorno, Le mani 2010.
Sante Bandirali, Ean 13 e altri disastri, racconti, Uroboros 2012.
Nicola Balossi Restelli, Dracula. Mito e realtà, saggio, Bevivino 2004. Con Claudia Bruni e Annamaria Migliore, A ciascuno la sua. Racconti e ritratti di famiglie, Rosenberg & Sellier 2012.
Giuseppe Braga, Ma tu lo conosci Joyce?, romanzo, Sironi 2006.
Rocco Campagna, A pelo d’acqua, romanzo, Adda 2007.
Giovanni Cocco, La Caduta, Nutrimenti, 2013 (finalista premio Campiello 2013), Il bacio dell'Assunta, Feltrinelli 2014. Con Amneris Magella, Ombre sul lago, Guanda, 2013.
Ingrid Coman, La città dei tulipani, romanzo, Tufani 2005. Per chi crescono le rose, Uroboros, 2011.
Agostino Cornali, Questo spazio può essere nostro, poesie, LietoColle 2011.
Olivia Crosio, Solo in città, romanzo, Fanucci 2007; Giulio e il colore dei baci, romanzo, Fanucci 2009.
Elvis Crotti, Juke-box per uomini soli, ExCogita 2012.
Giovanna De Carli (con Romano Madera), La bambina nella campana di vetro e le belve feroci, poesie e saggi brevi, La biblioteca di Vivarium 2008.
Chiara De Fernex, La maschera neutra, Lupetti 2011.
Romano De Marco, Ferro e fuoco, romanzo, Mondadori 2009, Pendragon 2012; Milano a mano armata, romanzo, Foschi 2011 (Premio Lomellina in giallo 2012) ; A casa del diavolo, romanzo, TimeCRIME Fanucci 2013; Io la troverò, romanzo, Feltrinelli Fox Crime 2014.
Roberto D'Incau e Rosa Tessa, Quasi quasi mi licenzio. Non è mai troppo tardi per cambiare vita, saggio, Salani 2010.
Roberto D'Incau, Chi lavora non fa sesso. L'equilibrio (im)possibile tra lavoro e vita privata. Salani 2011.
Micaela Di Trani, Bari. I luoghi di Gianrico Carofiglio, saggio, Perrone 2015.
Valeria Ducato, I Jalisse che fine hanno fatto?, saggio, edizioni Anordest 2011
Riccardo Ferrazzi (con Raul Montanari), Il tempo, probabilmente, racconti, Literalia 2000; Modus in rebus, romanzo, Literalia 2002, Cipango!, romanzo, Leone 2013.
Elia Gonella, Saxophone Street Blues (2008), Making Movies (2009), Alla corte del Re Cremisi (2011), romanzi, tutti per Las Vegas edizioni; Michelangelo - Il cuore e la pietra (2012), sceneggiatura per la TV, prodotto da Sky Arte, regia di Giacomo Gatti; Il futuro (con Stefano Lazzati e Luca Vassalini, 2014), sceneggiatura per lungometraggio. Premio Tonino Guerra.
Gisella Laterza, Di me diranno che ho ucciso un angelo, Rizzoli 2013.
Gaia Manzini, Nudo di famiglia, racconti, Fandango 2009. La scomparsa di Lauren Armstrong, romanzo, Fandango 2011 (candidato Premio Strega 2012).
Valentina Maran, L’uomo che mi lava, racconti, Piemme 2006; Premiata macelleria creativa, saggio, Fandango 2011.
Elena Mearini, 360° di rabbia, romanzo, Excelsior 1881, 2008. Undicesimo comandamento, romanzo, Perdisapop 2011 (premio speciale Università di Camerino nell'ambito del Premio Maria Teresa Di Lascia 2012). A testa in giù, romanzo, Morellini 2015.
Francesca Bonelli Morescalchi, I giorni del salmastro, romanzo, Saecula 2014.
Massimo Morini, Understanding and Managing Model Risk: A Practical Guide for Quants, Traders and Validators, The Wiley Finance Series 2011.
Stefania Nascimbeni, 101 motivi per cui le donne preferiscono gli stronzi, Newton Compton 2010; Tutti pazzi per Gaia, romanzo, Leggereditore 2014.
Francesco Muzzopappa, Una posizione scomoda, romanzo, Fazi 2013. Affari di famiglia, romanzo, Fazi 2014.
Luca Ricci, Duepigrecoerre d’amore, racconti, Addictions 2000; Il piede nel letto, racconti, Alacràn 2005; L’amore e altre forme d’odio, racconti, Einaudi 2006 (Premio Chiara); La persecuzione del rigorista, romanzo, Einaudi 2008; Come scrivere un bestseller in 57 giorni (Laterza 2009). Mabel dice sì, romanzo, Einaudi 2012.
Davide Roma, Il bacio di Jude, romanzo, Sperling 2013. (A seguire il resto della trilogia.). Nightwalkers, I figli del tramonto, romanzo, Sperling 2015.
Emma Romero, Garden - il giardino alla fine del mondo, romanzo, Mondadori 2013.
Rosanna Rubino, Tony Tormenta, romanzo, Fanucci 2013.
Maurizio Sbordoni, Stavo soffrendo, ma tu mi hai interrotto, romanzo, San Paolo Edizioni 2013.
Aldo Selleri, Catastrofe, racconti, 101 ed. 2003; Il buio e la colomba, racconti, Lampi di stampa 2004.
Sara Simoni, L'innocenza del serpente, Giunti 2014, Premio Chiara Giovani 2014 con il racconto Ogni piccola cosa.
Antonio Spinaci, Comodo, silenzioso, vicinanze metro, romanzo, Betelgeuse 2013.
Anna Spissu, Il rumore del tuono, poesie, Manni 2002; Il pirata e il condottiero, romanzo, Corbaccio 2008; Lowelly il mago, romanzo, Betelgeuse 2013.
Giulia Stolfa, Cypraea, romanzo, Alpine Studio 2012.
Simone Matteo Tiraboschi, Appartamenti, poesie, Perrone 2011.
Hilary Belle Walker, Case Altrui, racconti, Cairo 2009
Ade Zeno, Argomenti per l’inferno, romanzo, No Reply 2009.
Zelda Zeta (Pepa Cerutti, Chiara Mazzotta, Antonio Spinaci), Voice Center, romanzo, Cairo 2007.
AAVV, Ci stiamo lavorando, racconti, a cura di Micaela di Trani, Ensemble 2014.


ATTIVITA'

Chiara Beretta Mazzotta e Pepa G. Cerutti: Punto&Zeta editorial & script agency, dal 2006. www.puntoezeta.eu .
Valeria D'Ambrosio e Barbara Monti: Okapi Lab, agenzia di editing e servizi editoriali, dal 2014.
Loredana Rotundo (con Cristina Ranghetti): Agenzia Letteraria, dal 2006. www.lrliteraryagency.com


Sante Bandirali e Lorenza Pozzi: Uovonero edizioni, dal 2010.




SEMINARI E WORKSHOP

Oltre alla scuola di scrittura mi capita di frequente di tenere su richiesta corsi più brevi, concentrati a volte in una sola giornata o in un weekend, altre volte strutturati su una serie di appuntamenti presso una scuola o un'istituzione culturale.
In questo ambito rientrano per esempio i seminari di scrittura che tengo per gli studenti del festival Presente Prossimo; la collaborazione con l'Alto corso di formazione in scrittura creativa dell'università Cattolica di Milano, con seminari dedicati al romanzo; i cicli di lezioni tenuti presso vari licei in tutto il Norditalia.
Informazioni su questi seminari e workshop si trovano nella sezione Date del sito. Naturalmente è anche possibile proporli scrivendo agli indirizzi dei Contatti.




In conclusione

La scuola è stata recentemente classificata fra le quattro migliori d'Italia, probabilmente sulla base del risultato più semplice da verificare, ossia le pubblicazioni degli allievi. Però credo che questo parametro non sia l'unico per dare il senso di un corso come questo. Sono molto felice del rapporto che ho avuto e ho con i miei allievi, e non è per niente retorico dire che ho imparato moltissimo da loro. Questo doppio appuntamento settimanale che inizia a settembre e finisce a maggio è una cosa importante nella mia vita. Diversi allievi hanno pubblicato, altri hanno goduto di quelle gratificazioni intermedie che la scrittura può offrire al pari di qualunque altra attività creativa. A questo proposito: sulla scrittura creativa e degli equivoci che pesano su questo tipo di didattica, potete leggere l’articolo e l’intervista riportati sotto.
L’articolo è stato pubblicato in più di una sede, e credo rappresenti una buona messa a fuoco del problema. L’intervista chiarisce altri punti; l’autore è Gian Paolo Serino, per «La Repubblica».






La scrittura è insegnabile?

I corsi di scrittura creativa sono andati moltiplicandosi, negli ultimi anni, e costituiscono uno dei fenomeni più vistosi del nuovo rapporto fra autori, libri, lettori, editoria.
Detto in parole semplici: il desiderio di esprimersi creativamente attraverso la scrittura narrativa è aumentato. Questo incremento ha come premessa l’apertura di orizzonti inesplorati che si è operata in Italia a partire dagli anni ’90, spezzando i confini molto rigidi che fino a quel momento avevano separato il mondo letterario istituzionale (autori affermati e editori) dall’universo pulsante, magmatico, formato da quei lettori che aspiravano a un rapporto attivo e non più solo felicemente passivo con il racconto e il romanzo. Insomma a scrivere e non solo a leggere!
Fra le conseguenze annoveriamo l’afflusso enorme di manoscritti (vecchio termine che ormai designa per lo più pagine stampate dai computer!) verso le case editrici, l’aumento di importanza delle agenzie letterarie, il fiorire di presentazioni, festival, incontri pubblici con autori noti e meno noti, la rinascita del reading e, per l’appunto, la grande fortuna dei corsi di scrittura creativa e un certo interesse per questo insegnamento anche da parte di docenti molto attivi, curiosi, evoluti che operano dentro le scuole.
Ma è possibile “insegnare” a scrivere?
Sulla narrativa pesa un doppio equivoco, che spiega come mai una persona che troverebbe ovvio frequentare un’accademia di belle arti o un conservatorio possa invece provare diffidenza nei confronti di una scuola di scrittura.
L’equivoco più sottile nasce dal fatto che il genio narrativo, diversamente da quello matematico o musicale, non è mai precoce; è necessario avere accumulato una minima esperienza esistenziale per essere in grado di creare storie e raccontarle con un buon senso di realtà. Inutile citare Leopardi, come si fa di solito in questi casi per un riflesso scolastico: le sue opere scritte in tenera età erano e sono compilazioni illeggibili di materiale che non ha nessun interesse per il lettore. Di conseguenza (ecco l’errore) sembra sufficiente, invertendo i termini, avere qualcosa da dire per essere automaticamente capaci di dirlo, attirando e trattenendo l’attenzione di chi legge. Il secondo equivoco è più grossolano: la materia dello scrivere è il linguaggio; se sono in grado di comunicare parlando, scrivendo lettere e così via, perché cercare in una scuola di scrittura una competenza che ho già? Questa falsa prospettiva è accentuata dal fenomeno già citato della nuova narrativa, una generazione di scrittori che rifiuta gli accademismi della “prosa d’arte” e spesso impiega deliberatamente una lingua vicinissima a quella del vivere quotidiano.
A questo punto, agli occhi dell’aspirante narratore, la soglia d’accesso al romanzo o al racconto appare ingannevolmente bassa: mi viene in mente una buona storia, il linguaggio ce l’ho, la metto giù e basta.
In realtà nessun autore scrive spontaneamente. Anche la prosa più semplice è frutto di un lavoro creativo, non parliamo poi di certi linguaggi in cui l’uso di gerghi o idiomi generazionali è destinato a effetti espressivi. (Allo stesso modo, osserverei, nessun attore recita spontaneamente. L’effetto di spontaneità di un’interpretazione è, appunto, un effetto: viene creato attraverso un lungo percorso formativo, un lungo lavoro a togliere. La cosa più difficile per un attore non è piangere o ridere o urlare sulla scena, ma sostenere un normale dialogo quotidiano, senza mai dare l’impressione dell’artificiosità.) Questa lingua va sempre studiata negli altri e messa a punto in noi, non zampilla da chissà quale vena sotterranea. E lo stesso vale per le strategie narrative, la costruzione del personaggio, dell’intreccio, l’organizzazione dei punti di vista, il ritmo delle parti, la scansione temporale, insomma tutto ciò in cui consiste l’arte del raccontare.
A questo servono le scuole di scrittura creativa e a questo dovrebbe servire in generale l’insegnamento della letteratura, anche nei licei: anzitutto a imparare a leggere, a scomporre dall’interno i giocattoli narrativi già esistenti, divertendosi, e vedere come sono fatti.
Qualcuno ha mai provato a smontare quella formidabile macchina narrativa che è I promessi sposi, tirando via senza soffermarsi su tutte le sovrastrutture moraleggianti che appesantiscono il racconto, evitando di cercare a tutti i costi simbolismi, lezioni, agganci alla filosofia dell’epoca? Chi se ne frega di queste cose! Il romanzo di Manzoni è una tiritera terribile sulla morale cattolica (di allora) e una sfilza di personaggi da fumetto (quella Lucia impresentabile, quasi contemporanea di donne “vere” come Anna Karenina!!!), ma è anche una trama perfetta, un “film”, una narrazione che è possibile, è possibilissimo, in fase di lettura, cogliere nel suo lato più semplice e appassionante. E ho scelto apposta l’esempio di un libro che qualsiasi studente sente lontanissimo dal proprio mondo, dalla propria sensibilità, e vive come un’imposizione scolastica assurda; figuriamoci le meraviglie che si possono fare con Svevo, Calvino e i moderni.
Così, restituendo un romanzo alla sua essenza di giocattolo narrativo, lo si riqualifica nel momento stesso in cui apparentemente lo si smitizza.
Se poi lo studente, alla fine di un percorso del genere, si sentirà incoraggiato a cimentarsi lui a inventare e narrare, l’intelligenza, la fantasia e l’applicazione potranno creare il buon racconto o addirittura il buon libro (quella media produzione di qualità che manca da sempre in questo paese degli estremi e abbonda invece, guarda caso, nella patria del creative writing, gli USA).
E il puro talento – quando c’è – plasmerà il capolavoro.






Intervista a Gian Paolo Serino («La Repubblica», 5 dicembre 2006)

D - Chi è perché partecipa ad un corso di scrittura creativa?
R - La tipologia degli allievi è variabilissima. L’età va dai diciannove ai settanta e oltre; certamente la maggior parte sono fra i venticinque e i cinquant’anni. Alle spalle hanno background egualmente vari: non è affatto detto che abbiano fatto il liceo e l’università, anzi. Ci sono veri talenti letterari (e soprattutto veri appassionati) che escono da stravaganti studi tecnico-scientifici di cui non so nulla. L’anno scorso mi è capitato un giovane ferroviere: bravissimo!

D - Ma è un modo per fare nuove conoscenze, per moltiplicare le frustrazioni artistiche di chi li frequenta o ha una effettiva validità?
R - Risponderò nella maniera più semplice: se io avessi seguito una buona scuola di scrittura creativa avrei imparato prima, più in fretta e con maggiore efficienza quello che so adesso. Diciamo che come minimo un autore che abbia già un certo talento può risparmiare parecchio tempo per arrivare a far fruttare al massimo questo talento. Parlo di anni risparmiati; ma naturalmente anche di orizzonti mentali ed espressivi aperti. Tutte le arti hanno una componente tecnica e prevedono un apprendistato, è un pregiudizio pensare che la prosa narrativa faccia eccezione.

D - C’è qualcuno che è diventato scrittore? Chi e con chi?
R - Ricordo Camilla Baresani ai corsi della Casa della Cultura, dove ho tenuto alcune lezioni, ma certo non potrei definirla in senso stretto una mia allieva. Pepa Cerutti, Chiara Mazzotta e Antonio Spinaci hanno scritto un bizzarro e bellissimo romanzo a sei mani, Voice Centre e a gennaio usciranno con Cairo editore. Altri sono usciti con editori maggiori e minori, con libri a proprio nome e con antologie. Aggiungo una cosa: io non incoraggio affatto i miei allievi a puntare tutto sull’obiettivo-libro. Dalla scrittura si possono trarre gratificazioni intermedie, per esempio pubblicare in rete, o partecipare a premi letterari per esordienti (ce n’è una caterva) e vincerli pure. Avevo un’allieva, tempo fa, che con i premi che vinceva ogni anno grazie ai suoi bellissimi racconti era in grado di mantenersi; eppure non ha mai pubblicato un libro. Nei club scacchistici di tutto il mondo ci sono milioni di persone che si appassionano al gioco e ne traggono piacere pur sapendo benissimo che non diventeranno mai dei campioni.

D - Cosa leggono i tuoi allievi?
R - Di tutto. Io però all’inizio di ogni corso gli appioppo una lista con una settantina di titoli che considero fondamentali per poter capire di cosa sto parlando a lezione. Lo so, settanta sono pochi: ma è inutile dargliene cinquecento perché ci metterebbero dieci anni a leggerli.

D - Sono cambiati in questi 10 anni i tuoi allievi (nel senso della tipologia sociale-sessuale-anagrafica)?
R - Direi di no.

D - Le tendenze letterarie (dal pulp a Melissa P, dal precariato al sociale alla Saviano) influenzano il loro modo di leggere e di scrivere?
R - Non le tendenze “estreme”. La maggior parte sta saldamente ancorata alla narrativa mainstream. Poco frequentata anche la narrativa di genere, sebbene il loro docente sia considerato uno scrittore noir.

D - Di cosa scrivono oggi?
R - Le tematiche sono quelle che si trovano nella narrativa edita, e rispecchiano anche la tendenza delle donne a parlare soprattutto di problemi psicologici e relazionali, quella degli uomini a una narrativa più varia e avventurosa. Un sociologo, che non facesse caso al valore letterario della scrittura ma fosse interessato solo all’idea dell’uomo e della società che i testi rispecchiano, troverebbe i racconti di questi aspiranti scrittori ugualmente rappresentativi rispetto a quelli degli autori che tutti leggiamo.

D - Di cosa scrivevano ieri? Ci sono delle differenze nelle tematiche che affrontano d’istinto?
R - Oggi è sicuramente più forte la presenza del problema del lavoro, del precariato eccetera.